Sguardi è un progetto che accompagna i diversi appuntamenti di Uovo performing arts festival muovendosi tra spettacoli, allestimenti, prove, installazioni, workshop, incontri, conversazioni. Attraverso brevi videointerviste, tracce sonore, immagini ‘rubate’ e live, realizza un close up sull’edizione del festival provando a trasmettere immediatezza e spontaneità dei “mood” del momento. Un racconto a più voci e in costante divenire che coinvolge artisti, spettatori e ‘addetti ai lavori’.
a cura di Ema Cima,
con Kiki, gli artisti e il pubblico di Uovo.
le riprese sono effettuate con Canon XHA1
Uovo performing arts festival 10 (18_21 march 2010)
Il festival si e’ concluso. Vi lasciamo con frammenti di visioni e ricordi di una edizione straordinaria…
Vieni a conoscere gli artisti, le compagnie, i protagonisti di Uovo performing arts festival 2010 (18_21 marzo).
Gob Squad (D/GB)
18 marzo; h. 21.00 @ Teatro dell’Arte
We Have Band (GB)
19 marzo; h. 21.30 @ Teatro dell’Arte
“Pounding drum machines, dirty basslines, even dirtier synths and a neat line in hypnotic, Hot Chip- style vocal hooks, We Have Band’s sweaty electro is simply irresistible” Q
John & Jehn (F/GB)
19 marzo; h. 21:30 @ Teatro dell’Arte
Il nuovo album di John & Jehn, Time For The Devil, esce l’ 8 marzo.
Sguardi è un progetto che accompagna i diversi appuntamenti di Uovo performing arts festival muovendosi tra spettacoli, allestimenti, prove, installazioni, workshop, incontri, conversazioni. Attraverso brevi videointerviste, tracce sonore, immagini ‘rubate’ realizza un close up sulla settima edizione del festival cercando di preservare immediatezza e spontaneità nella narrazione. Un racconto a più voci e in costante divenire che coinvolge artisti, spettatori e ‘addetti ai lavori’.
a cura di Ema Cima e Alessandra Montecchi
le riprese sono effettuate con Canon HV30
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Uovo performing arts festival 09 (29 aprile_24 maggio):
La maestra Bianca Carrescia e gli alunni Marcello Messa e Sebastiano Isopi della classe terza della Scuola Primaria Annessa al Convitto Nazionale Pietro Longone di Milano
Proviamo a collezionare dei gesti, in una collezione in cui inevitabilmente ogni gesto riflette minimamente parte dell’intimità di colui a cui apparteneva: è come chiedere ad ognuno di distaccarsi da un gesto, sacrificarlo all’anonimato ma destinarlo al tempo stesso ad una relazione intima con i suoi simili inclusi nella stessa collezione. Solo allora, infatti, i gesti affiancati cominceranno a dialogare tra loro, svelando all’esterno il titolo in continuo cambiamento di questa nuova collezione. È un’arca di Noè delle azioni perdute e dei gesti che non facciamo più, all’interno della quale i gesti stessi si accoppino facendo nascere un intimo dialogo, fino a creare quasi una narrazione. Una collezione il cui senso nasca ogni istante in maniera differente, poiché gli oggetti instabili di questa collezione non potranno far altro che far slittare continuamente – nel movimento del corpo – un senso attribuibile unicamente dall’esterno. Pathosformel
Riscoprire la dimensione magica della realtà, andando oltre lʼapparente tranquillità del quotidiano e lasciandosi sorprendere da quello che si può celare dietro la dimensione ordinaria delle cose. Questo è il percorso di ricerca sviluppato da Francesca Grilli ne “La terza conversazione”. Il progetto nasce da una ricerca durata diversi mesi che ha portato l’artista a incontrare e a lavorare con una comunità di musicisti sordi. Francesca Grilli ha chiesto un ragazzo sordomuto adolescente di interpretare un suono. Il cantante, in piedi su una struttura di legno contenete una cassa audio, percepisce le vibrazioni attraverso la superficie e, su questa musica, canta nel linguaggio dei segni. Il pubblico entra in una sala piena di palloncini e agli spettatori ne viene dato uno in mano. Il palloncino, come una membrana, vibra delle stesse basse frequenze percepibili anche dai non udenti. Una performance suggestiva che invita a sperimentare una percezione diversa della realtà, a sentire la musica con il corpo.
Un Pinocchio senza burattino, quello messo in scena da Kinkaleri, in cui il protagonista del racconto collodiano è presente proprio perché assente. Solo alla fine dello spettacolo la sua sagoma disegnata con del nastro di carta prende forma nel prato sintetico su cui si muovono gli altri personaggi della fiaba. Al centro del prato c’è una casina gialla, vero cuore del racconto, che agisce e che nasconde, che scoppia e invade, amplifica e diffonde dettando il ritmo della storia. Le scenografie di cartone, le voci distorte e gracchianti, le apparizioni e le sequenze di azioni dei personaggi raccolgono l’immaginario incantato della fiaba. La scelta di confrontarsi con una struttura narrativa universalmente conosciuta come quella di Pinocchio ha creato le condizioni di un possibile allontanamento dalla progressione lineare del racconto, dando modo all’immaginazione di bambini e adulti di esplorare un mondo fantastico, sospeso, capace di stupire e incantare.
Claudio Sinatti & Black Fanfare/Demetrio Castellucci (I)
Le intuizioni e le idee del Futurismo, a distanza di un secolo, ci impongono di non seguirle in un contraddittorio ritorno al passato, e ci costringono a rifiutare qualsiasi approccio descrittivo ad esse. Ciò che desideriamo è impugnare la convinzione impetuosa di quelle idee, perdere la nostra integrità fisica nel movimento, arrivare alla pura epilessia sonora luminosa. Troveremo un nuovo piacere per la velocità, il movimento ci renderà ubriachi, saremo il fuoco delle bombe e dei cannoni. Claudio Sinatti/Demetrio Castellucci
Ascoltare la città per scoprirne una dimensione segreta, per sperimentare nuove forme di percezione. Muniti di cuffie e di una mappa, i flâneur metropolitani si aggirano per le strade del centro cittadino, da soli o in piccoli gruppi, a piedi, in bicicletta, in metropolitana. Sono in ascolto, si avvicinano agli schermi dei bancomat, al tram in sosta, ai semafori, ai lampioni: ogni ‘fonte sonora’, ogni movimento offre un’esperienza acustica diversa. Il percorso si conclude in Triennale, l’ultima tappa indicata sulla mappa è un invito a godersi il ‘silenzio elettrico’ del parco…
09 maggio 09, Teatro Out Off h 21.00 prima italiana
Uno spettacolo che divide il pubblico in due, nel vero senso della parola. Disposti su due ali parallele separate da un tappeto rosso su cui recitano i performer, gli spettatori si confrontano con un’insolita esperienza di fruizione: osservare le reazioni di chi è seduto di fronte e immaginare di essere a loro volta osservati. La scena raccolta crea l’atmosfera ideale per ascoltare i racconti di uomini e donne che con coraggio hanno sacrificato la propria vita per salvarne delle altre. L’ironia e l’impertinenza degli attori evitano ogni retorica celebrazione di eroismo. Daniel Hit By A Train dimostra come la compassione e il rispetto per la fragilità della condizione umana possano essere esaltati da una narrazione irriverente.
È l’immagine di un’intera città, ricostruita ora nelle semplici relazioni geometriche e nei suoi ritmi. Un improvviso rallentamento dopo essersi incrociati, un gruppo di punti che avanza compatto, o la fretta collettiva di alcune ore del mattino: i movimento tessono l’immagine di questo paesaggio astratto, catturato frammento per frammento nello scorrere interrotto dei suoi abitanti geometrici. Eppure, proprio in questa perdita del corpo nasce per noi la possibilità di ricostruire ancora – nell’ambiguità del movimento – infinite immagini umane, o più semplicemente di abbandonarsi alla possibilità di inventarne di nuove ad ogni istante. Pathosformel
08_10 maggio 09, La Triennale di Milano, h. 10.00 - 20.30
In una sorta di scena voyeur primaria, il turbamento e l’aggressività provocati da un evento sconcertante vengono messi a tacere con il dono di una dolce barretta di cioccolato, masticata, digerita, rimozione avvenuta con successo…goodbye for now, we will meet again, I intend to eat you. you are delicious…appunto
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Jérôme Bel (F)
A spectator
07_08 maggio 09 Teatro Out Off h.21.00, prima italiana
Può esistere il teatro senza spettatori? Ce ne vuole almeno uno per parlare di spettacolo. Jerzy Grotowski
Se tutti danzassero, chi sarebbe spettatore?Proverbio Bamileke
Tutti a Parigi vorrebbero essere attori e nessuno spettatore. Jean Cocteau
La vecchiaia, credimi, è una cosa buona e piacevole. E’ vero che dolcemente si è spinti fuori dalla scena, ma poi ci viene assegnato un confortevole posto centrale da spettatore. Confucio
con Massimo Torrigiani, Caroline Corbetta, Filippo Del Corno, Ennio Capasa, Francesca Colombo, Luca Martinazzoli, Emanuele Quinz, Sergio Ricciardone, Dino Lupelli, Guido Guerzoni, Alessandro Zenti, Federico Sarica, Antonio Padula.
Astoria Elita Festival, 25 aprile 09
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In occasione del Salone del Mobile, Uovo ha organizzato un incontro insolito e curioso invitando personalità della comunità creativa milanese, artisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, studiosi e curatori. Nella cucina allestita all’interno dell’Elita Headquarter, tra i fornelli, seduti a tavola, si è cercato di capire cosa significhi essere “indipendenti” oggi.
Dieci videointerviste raccontano il teatro a Milano
Puzzle è un progetto ideato e curato da UovoTv. Un’iniziativa che intende agire come relais tra le molteplici manifestazioni presentate in occasione della Festa del Teatro, aprendo uno spazio di riflessione sulla scena teatrale milanese e sulla relazione tra gli artisti e il teatro cittadino, il territorio e la collettività.
Uovo ha invitato dieci critici che vivono e lavorano a Milano a realizzare delle videointerviste a dieci personalità della scena teatrale cittadina. Ogni critico ha la possibilità di scegliere liberamente il proprio interlocutore.
Puzzle riunisce venti sguardi incrociati che raccontano il teatro a Milano, tessere che compongono una narrazione e riflettono esperienze e percorsi peculiari, prospettive differenti da cui emerge la ricchezza e la complessità della scena teatrale milanese. Queste interviste sono i frammenti di un racconto sul teatro e la città, sulle poetiche e i linguaggi.
Le videointerviste, su supporto dvd, saranno poi gratuitamente distribuite ai Dipartimenti di Spettacolo delle università milanesi, alla Scuola Civica Paolo Grassi e al Medialogo, favorendo la creazione di un archivio della memoria contemporanea delle arti sceniche consultabile da studenti, studiosi e spettatori.
La scommessa di UovoTv è quella di riconsiderare i formati espressivi e i canali mediatici per sviluppare un discorso sul teatro milanese inedito, critico e costruttivo.
Puzzle è un osservatorio sulle geografie del teatro cittadino, prima tappa di un’indagine sulla città e la scena teatrale.